Statement

Tra me, i miei dipinti e gli oggetti che rappresentano esiste una sorta di parentela. Nel tempo ho avuto l’impressione che condividessimo una condizione simile: una presenza discreta, marginale. È sempre emersa una certa coerenza involontaria in questa intima triangolazione di destini che si incrociano. Le cose che dipingo abitano le nostre giornate senza imporsi. Sono cose comuni, spesso utili, quasi sempre trascurate, che restano ai bordi dell’attenzione, in quella zona periferica e silenziosa dove spesso si accumula gran parte della realtà. Credo sia proprio per questo motivo, per questo loro valore, che continuo a tornare verso questi soggetti. Non li scelgo per riscattarli, né per attribuire loro un’importanza che non possiedono. Forse neanche li scelgo, arrivano, ci sono e basta. Mi interessa molto la loro maniera di esistere: discreta, ostinata, indifferente allo sguardo. Le cose possono essere un modello da seguire.

C’è qualcosa di profondamente attraente nelle cose che non reclamano significato. Una scatola, un bicchiere, un pezzo di carta, una fetta di pane. Cose che sembrano aver rinunciato a qualsiasi eccezionalità e che proprio per questo sfuggono alle gerarchie con cui organizziamo il mondo. La mia pittura nasce forse da questa prossimità. Da un riconoscimento reciproco. Queste cose non alludono a qualcos’altro, non significano, non simboleggiano: sono solo compagne di condizione. Condividendo la stessa posizione, la stessa discreta presenza nel campo visivo del mondo, ai margini, lontano da ciò che pretende di essere indispensabile, continuo a trovare qualcosa che merita attenzione: una forma di esistenza quieta, senza enfasi, che non ha bisogno di essere centrale per essere reale.

Il mio lavoro si sviluppa a partire da soggetti ordinari, spesso legati allo spazio domestico o a situazioni di prossimità. Lʼimmagine, frutto di uno sguardo familiare ma passeggero, è il risultato dellʼimmediatezza della distrazione quotidiana. La pittura ricostruisce lentamente lʼoggetto di questa distrazione, permettendone paradossalmente la contemplazione. Il realismo è un mezzo e non un fine: un modo per interrogare la presenza delle cose, la loro consistenza visiva e il loro permanere davanti allo sguardo. Lavoro prevalentemente in piccolo formato, cercando di offrire un rapporto ravvicinato con l’immagine. Mi interessa lavorare su ciò che è più vicino, su ciò che normalmente resta ai margini dello sguardo. La vicinanza diventa una condizione: le cose si impongono come presenza, senza bisogno di essere trasformate.

Giuseppe Sciortino