La mia pittura

“…vivo con intensità soltanto le sensazioni minime, e relative a cose piccolissime. Credo che ciò avvenga a causa del mio amore per la futilità, oppure per la mia scrupolosa attenzione ai dettagli. O piuttosto (non saprei dirlo, non verifico mai questo tipo di cose) ciò dipende dal fatto che le cose minime, non avendo assolutamente nessuna importanza sociale o pratica, hanno, proprio per questa assenza, una totale indipendenza da entità contaminate dalla realtà. Per me le cose minime sanno di irrealtà. L’inutile è bello perché è meno reale dell’utile, che continua e si prolunga; mentre il meraviglioso futile, il glorioso infinitesimale rimane dove è, non è altro che quello che è, vive libero e indipendente. L’inutile e il futile aprono nella nostra vita reale intervalli di umile staticità.”
“Il libro dell’inquietudine” Fernando Pessoa

Fin ora, meglio di Pessoa, non ho trovato nessuno che con questa chiarezza e lucidità potesse permettermi di interpretare il mio lavoro. Ho trovato le parole per dire l’indicibile per mezzo di un uomo che ha vissuto cent’anni prima di me, e che non è mai entrato in contatto con la mia produzione pittorica. Credo di poter affermare di non aver mai considerato fino ad ora la possibilità di intraprendere seriamente una qualche “ricerca artistica”. Non cerco nulla. Non ho un progetto. Ho solo ipotesi che non potranno mai essere contraddette o confermate. Non posso dimostrare, posso solo mostrare. Gli oggetti in quanto eventi mi capitano sotto gli occhi. Credo davvero che l’oggetto della mia pittura, o forse più precisamente il movente, sia la “distrazione”, e non tanto gli oggetti o le figure contenute nei miei dipinti. I miei soggetti sono il frutto della mia sbadata distrazione quotidiana. Utilizzo la pittura perché la vita mi ha portato alla pittura. La pittura mi è capitata. Anche io, come i miei angoli, i miei pavimenti, sono accaduto. Le cose che facciamo durante la nostra esistenza hanno una serie di infinite cause a ritroso totalmente inesplicabili, esattamente come ciò che tento di rappresentare fermandolo e ingessandolo nella sua “umile staticità” illusoria in un calco di pittura ad olio. Le situazioni, all’interno delle quali mi ritrovo a dipingere le cose, accadono, avvengono. Le cose agiscono in me mentre io mi limito a contemplarle. L’unica azione che compio, senza intervenire sull’oggetto, è l’atto di dipingerlo. Mi rassegno felicemente di fronte la perfezione rudimentale della pittura, per mezzo della quale ricostruisco l’oggetto tentando di fissarne l’idea necessariamente sbagliata senza pormi troppe domande. Questa è la mia metafisica. La mia anacronistica superstizione. Il “mito” della ricerca nell’arte non mi riguarda perché implica una certa fede nella libertà, nella volontà. Ma soprattutto implica un fine a cui tendere e in cui credere, e un inizio, ovvero un’idea dalla quale partire. Non posso avere un’idea corretta delle cose che mi si presentano inaspettatamente. La nostra idea delle cose si pone su un altro piano rispetto alla realtà, quella realtà che abbiamo ancora bisogno di pensare fuori dalla coscienza. Ci sarebbero troppe possibilità di interpretazione per prendere una decisione e agire. Lo scetticismo me lo impedisce e mi porta ormai inconsciamente a visualizzare nella maggior parte dei casi solo parziali dettagli di oggetti, e quando questo non accade è a causa del mio tentativo di contestualizzare più chiaramente le cose dipinte al fine che risultino più comprensibili. È quasi come se non volessi o riuscissi a vedere l’”intero”. Da qui forse il mio rifiuto o la mia incapacità di concepire l’integrità. E di conseguenza la mia difficoltà a farmi un’idea del mondo, di pensare una sintesi coerente, nel giudicare e nel dare un qualche senso che possa accomunare le cose. Ma, nonostante questo, sento concretamente la presenza del “meraviglioso futile” e del “glorioso infinitesimale”. E lo sento ogni giorno nelle cose che mi circondano. Dipingere è l’unico modo che conosco per potermi illudere di aver creato il mondo che mi circonda.

Giuseppe Sciortino