Sembra una fotografia

Con questo breve scritto mi rivolgo a tutte le persone che si chiedono quale potrebbe essere un modo un po’ più approfondito per fruire di un’immagine, al fine di apprezzare al meglio il significato intrinseco e il valore di senso nel modo più appropriato.

A causa della necessità di sintesi che mi impone questo contesto non potrò approfondire troppo e addentrarmi nei dettagli della questione, quindi mi soffermerò brevemente su alcuni aspetti di ciò che mi compete un po’ di più, ovvero la pittura figurativa.

A volte, per mancanza di tempo o in assenza di un reale interesse verso le cose dell’arte (e non solo), risulta difficile o noioso soffermarsi a esaminare il senso di un’immagine in generale, di qualsiasi natura essa sia (pittorica, fotografica, filmica etc…).

Infatti, soprattutto nei social network, ma anche in occasione di eventi espositivi, non ho potuto fare a meno di notare che molte persone che hanno poca dimestichezza con le cose dell’arte (ma a volte anche chi è pratico di queste cose), nel momento in cui esprimono un giudizio verso un’immagine pittorica figurativa particolarmente naturalistica, si soffermano su un aspetto a parer mio molto contraddittorio, ovvero: l’associazione immediata tra il dipinto e la fotografia. Il giudizio di solito viene sbrigativamente espresso a fin di bene: l’esclamazione “sembra una fotografia” infatti è il classico giudizio che il fruitore medio esprime allo scopo di fare un complimento al pittore, spesso senza conoscere la reale motivazione che ha spinto l’artista a realizzare un’immagine di quel genere e, sempre più frequentemente, confondendo i mezzi con i fini.

Ed è a questi ultimi che mi rivolgo ponendo alcune domande che forse potrebbero risultare utili a una più accurata comprensione delle immagini che ci si presentano davanti: Cosa significa esattamente guardare un dipinto? A cosa si riferisce quell’oggetto che chiamiamo quadro?

Un punto di partenza utile per evitare fraintendimenti o approcci un po’ troppo superficiali nel momento in cui si fruisce di un’immagine (qualsiasi immagine) potrebbe essere proprio la domanda: a cosa si riferisce un’immagine? Quindi: qual è il referente dell’immagine? O ancora meglio: qual è il rapporto tra il referente e l’oggetto materiale a cui rimanda?

Il referente è ciò a cui l’immagine si riferisce. Quando percepiamo dei segni, la cosa più immediata che concepiamo è il referente a cui quei segni fanno riferimento.

Partiamo da tre esempi, non tanto per chiarire delle contraddizioni in modo definitivo, ma per offrire degli spunti di riflessione utili ad una fruizione più densa e ricca di senso.

  1. In un’immagine fotografica il referente solitamente è l’oggetto fotografato. La superficie della fotografia è materialmente invariata nello spessore e nella variazione dei segni. Oggi consumiamo continuamente immagini fotografiche non stampate e quando esprimiamo giudizi a riguardo, ci soffermiamo direttamente sul soggetto e quasi mai sui materiali che costituiscono l’immagine fotografica ( se è stampata, la carta e la sua grana; se non lo è, lo schermo luminoso o i pixel del computer o del cellulare che ne costituiscono il supporto). Potremmo dire che il referente è un oggetto diverso dai materiali che ne costituiscono il supporto.
  2. In una pittura astratta (o sarebbe meglio dire “concreta”, nel senso che ciò che viene rappresentato viene creato di sana pianta e non a partire o con l’intento di rappresentare un soggetto reale) il referente è la pittura stessa e l’insieme degli elementi che la costituiscono: oltre alle forme e ai colori anche i mezzi che ne costituiscono la materia e il supporto presi di per se stessi. Ma potremmo dire anche, analogamente alla musica, il timbro o il tocco che danno un determinato carattere alle forme rappresentate. Questo non proprio in tutti i casi ovviamente: in molte situazioni però questo fatto viene accentuato con particolare enfasi. In questo caso l’immagine pittorica può dirsi “autoreferenziale”, in quanto il referente e il supporto materiale dell’immagine coincidono.
  3. L’immagine pittorica figurativa possiede elementi che la accomunano sia alla fotografia che alla pittura astratta, ovvero: il referente è il soggetto rappresentato, ma l’insieme dei mezzi (linee, forme, colori) e dei materiali (materia pittorica, supporto, etc…) si “sovrappongono” al referente, così da essere percepiti nello stesso istante come un’unica cosa. Il valore dell’immagine risulta dalla sovrapposizione del referente (oggetto rappresentato) e del supporto (immagine dipinta con determinati materiali diversi da quelli che costituiscono l’oggetto-referente). Ciò accade sia in una pittura in cui il referente è ben comprensibile (naturalismo), sia in una pittura nella quale il riconoscimento del referente è meno immediato (cubismo, espressionismo, etc..). Anche nella fotografia accade qualcosa di simile: in fin dei conti anche l’immagine fotografica (che può anche rappresentare qualcosa di irriconoscibile) è costituita da segni. E da questo punto di vista è chiaro che non c’è molta differenza tra un dipinto foto-realistico e una fotografia. Ma tenendo in considerazione un arco stilistico immaginario che va da un estremo all’altro, da una pittura figurativa non-naturalistica a una iper-naturalistica, le possibilità di apprezzare le variazioni formali sono praticamente infinite. Forse in un dipinto “fotografico” ci si potrebbe concentrare anche sui suoi elementi meno fotografici, sulla pittoricità di alcuni di questi. O semplicemente quando questo non è proprio possibile, si potrebbe provare ad andare “oltre” l’immagine, esattamente come si fa con una fotografia, trattenendosi per un attimo dall’affermare “sembra una fotografia!”, quasi che la correttezza della somiglianza con qualcos’altro da sé ne confermasse la bellezza. Infatti, a volte il naturalismo o gli effetti più o meno fotografici possono essere soltanto un mezzo per rendere più comprensibili i soggetti rappresentati, arricchendo, modificando e ricostruendo l’immagine con la materia pittorica, anch’essa veicolo di significati inerenti il soggetto rappresentato.

Proprio da quest’ultimo punto bisognerebbe partire: applicare un adeguato criterio di giudizio nel giusto ambito, sforzandosi di indagare “l’oltre” della rappresentazione, al fine di mettere in moto il ragionamento, approfondire le implicazioni che ne possono scaturire, arricchire la propria visione delle cose e la propria esistenza, evitando di sottovalutare il potenziale valore delle immagini pittoriche riducendole a mere decorazioni o manufatti frutto di virtuosismo. Insomma, per quanto possibile, vivere a pieno, per mezzo dell’immaginazione, la potenza delle forme che costituiscono il mondo che appare da quella finestra chiamata quadro.

Giuseppe Sciortino